L’ospite indesiderato

Questo post ho iniziato a scriverlo ieri sera, poi son stata interrotta da quellaBassa che ha vomitato sul pavimento per inaugurare il weekend..
Ha proprio il calendario incorporato: non so se negli ultimi due mesi si ammala nei weekend perché inconsciamente sa che almeno sarò presente, o se ha un innato senso dell’ironia che ha preso da Lui..

Ogni volta che si avvicina la fine dell’anno e che inizio a patire il freddo e a vedere spuntare la neve, sono sinceramente convinta che la chiusura dei budget e della produzione sia sempre più “indolore” o che sia l’ultimo anno di nottate-aerei alle 4 del mattina – vita nomade – isterie collettive – cene saltate – rientri mancati… e ogni volta mi smentisco per un’urgenza, un’emergenza, un’unghia rotta…
Il mio lavoro è tentacolare…e mi è sempre andato bene così: faccio ciò che volevo fare da quando ne ho memoria (passata la fase “astronauta” e “pittrice”), ed è l’unica cosa che so fare…
E da quando quellaBassa ha fatto il suo ingresso piroettante ricolorando la mia vita, sto avendo la certezza che i tempi in cui eravamo solo io e Lui, senza necessità di programmare nulla sono e saranno per sempre lontani (non per caso ci siamo sposati a Capodanno a Las Vegas!)…
e quindi? Quindi devo re-immaginare la mia vita e il mio lavoro per far convivere la me-mamma con la me-direttore-creativo.
Se qualcuno ha un’idea, una soluzione me la suggerisca!
Credo per la prima volta di essere senza idee..

Citando Chiara di machedavvero, io son ancora qui che sto cercando l’istinto materno dal Pampero (anzi dal Bloody Mary) ai Pampers, solo che la mia ricerca sta andando proprio a rilento: oramai quellaBassa è una duenne di 90 cm che con i suoi occhi blu e il suo acume disarmante riesce a farmi sentire in colpa perché metà delle mattine esco prima che si alzi, perché non vado mai a prenderla al nido, perché non faccio i biscotti in settimana con le altre mamme… e io con il senso di colpa ho dei problemi di convivenza…
In casa siamo già in quattro (io, Lui, quellaBassa e Elvis, il mio gatto nero) e non c’è posto per un quinto ospite, per di più indesiderato!

Idee su come accompagnarlo alla porta?

So di essere anche fortunata: il Gruppo per cui lavoro mi permette di lavorare più del 50% del mio tempo da casa, nell’ufficio che mi son costruita nel mio soppalco in vetro che adoro, per risparmiare quelle 4 ore di trasferta al giorno in treno per raggiungere e tornare da una delle sedi, e anche per riprendermi delle trasferte all’ultimo secondo o dalle nottate causa emergenze varie.. 🙂
Lavorare da remoto fa sì che io sia produttiva per almeno 10 ore al giorno, ma mi trovo a parlare con la tazzina dell’Illy o con la lattina della Redbull, e alla fine ho bisogno di parlare con qualcuno d’avvero.
No videoconferenza, no skipe.
Qualcuno di cui senti il profumo della pelle mentre gli parli (lo so che qui sto servendo battute su un piatto d’argento), qualcuno di cui vedere i cambiamenti di espressione dal vivo, qualcuno con cui la comunicazione non è interrotta da un calo di banda che freeza lo streaming video della videoconferenza e ti trovi a parlare con un’immagine dai contorni sfuocati e dalla voce metallica…
E quindi vai di levatacce, treni, riunioni, brain-storming..
E quando torno a casa eccola lì: quellaBassa diversamente offesa…

Mamme in rete: come fate?
Come ci riuscite a far convivere figli e carriera senza adottare un’analista full-time residente nella stanza degli ospiti?

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